E, in particolare, non sopporto quando qualcuno si lamenta in maniera sterile di quello che ha.
Ormai l’opinione (italiana) più comune riguardo ai sistemi GNU/Linux è che facciano mediamente cagare ma che, siccome non si pagano e ci permettono di smanettare come studentelli di informatica di primo liceo, valga la pena di tenerli relegati in una partizione sempre pronti, ovviamente, ad essere violentemente denigrati ogni volta che non siamo in grado di far funzionare la minima cosa.
E’ così facile spalare merda su tutto quello che non ci piace; molto più difficile è compilare segnalazioni di bug o, ancora meglio, cercare di correggere i bug stessi. Non fraintendetemi, per carità, non voglio assolutamente dire che adesso il panorama OSS italiano si stia riducendo ad una merda in cui tutti si lamentano e nessuno contribuisce, ci macherebbe! Sto solo asserendo (con una discreta convinzione) che ormai anche coloro che, in un modo o nell’altro, contribuiscono al miglioramento dei sistemi GNU/Linux, hanno preso la brutta mania di lamentarsi in maniera sterile limitandosi a spalare merda (e scusate il francesismo) su qualsiasi cosa li disturbi almeno un pochino.
Chi sa come mai ci si dimentica sempre di più di come funzionavano le varie distribuzioni basate su Linux circa 4-5 anni fa. Ora è tutto comodo no? Si installa da live-cd, ci si connette ad internet senza il minimo sforzo, si arriva persino (grazie al culo che un bel po’ di persone si sono fatte in 15 anni) ad utilizzare la maggior parte di quegli applicativi in qualche modo essenziali in ambito lavorativo/aziendale per i quali non esiste una alternativa (per Linux) qualtitativamente paragonabile. E allora, visto che sembra tutto così facile, tanto vale sparare un po’ di cattiveria in giro, tanto vale scrivere post su post per lamentarsi di come vanno le cose: se quel tempo lo usassimo per scrivere patch (e su… lo so che molti di quelli che stanno leggendo queste righe sarebbero perfettamente in grado di farlo) le cose andrebbero sicuramente molto meglio.
Si è arrivati persino a perdere di vista la differenza fra quelli che sono i veri standard (avete presente quegli strani omini che passano la loro vita a cercare di creare formati informatici ugualmente accessibili per tutti?) e quelli che, invece, sono standard imposti e assolutamente inaffidabili (eh già: non so voi ma io col cazzo che li leggo i nuovi fantastici .docx partoriti da Office2008).
Sia ben chiaro: non ce l’ho con nessuno in particolare. Ce l’ho con questo maledetto clima di disfattismo che non solo non ci aiuta a migliorare (critica sì, ma che sia costruttiva!) ma, anzi, ci affossa sempre di più.