Il nuovo Metacity, il nuovo Compiz

By firstbit

Credo sia inutile riportare la notizia dell’inserimento nel trunk del compositing manager integrato in Metacity visto che, fra ieri e oggi, anche voi avrete probabilmente letto miriadi di post a riguardo. Quello che, invece, vorrei proporre è un mio piccolo commento.

Prima di tutto credo sia ovvio che un sistema integrato e, per dirla all’inglese, “built in” risulti più stabile, veloce e “debuggabile” rispetto ad un sistema che, per quanto analogo, si pone “al di sopra” di una preesistente infrastruttura. Per quanto, infatti, Compiz si sostituisca completamente a Metacity esso è ancora palesemente meno integrato nel sistema di quanto non lo sia il manager ufficiale di GNOME. Nonostante tutto Compiz si è dimostrato, nel corso del tempo, capace di agire in maniera ottimale permettendo l’ottenimento di effetti desktop anche complessi senza influire eccessivamente sulle prestazioni.

A questo punto ci troviamo, tuttavia, ancora una volta di fronte ad una scelta: vogliamo la tecnologia “built in” (più stabile, testata ed “assicurata” ma meno strabiliante dal punto di vista grafico) oppure quella “non ufficiale” (molto evoluta e tutto sommato stabile ma più pesante per il sistema e gestita da un team completamente avulso da quello di GNOME)?

Personalmente credo che, a questo punto, la prospettiva più auspicabile sia quella di vedere il realizzarsi di uno sviluppo “in sinergia” dei due sistemi di compositing; cerco di spiegarmi meglio: che senso ha, a parità di Deesktop Envoironment, avere due sistemi che si sovrappongono completamente pur avendo caratteristiche tanto diverse l’uno dall’altro? Insomma non stiamo parlando, secondo me, di due diverse filosofie di gestione dell’intefaccia grafica bensì di due sistemi che si pongono obiettivi completamente diversi: da un lato Metacity e la sua vocazione alla pulizia ed alla semplicità d’uso pur senza rinnegare le “sciccherie grafiche” dell’ultim’ora, dall’altro Compiz ed il suo tentativo di aumentare esponenzialmente l’appeal di un normale desktop tralasciando, in certi casi, le caratteristiche di pulizia e semplicità.

Quello che spero, insomma, è che, un domani, sarà possibile avere un “sistema Metacity” di base (che fornisca le più minimali funzioni di compositing ed una serie di API per funzioni complesse) ed un “sistema Compiz” avanzato e bastato sulle API di cui sopra.

Lo so: a questo punto starete pensando che, se le cose andassero come ho appena detto, la natura stessa di Compiz andrebbe a sparire. Probabilmente avete ragione ma la mia, in fondo, è solo un’utopia.

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