Ultimamente si è fatto un gran parlare di come la GPLv3 avrebbe protetto il mondo open source (e GNU/Linux in particolare) da quei pericolosi patti commerciali che Microsoft ha cominciato a stringere, ormai da qualche tempo, con colossi del calibro di Novell e Dell.
Tali preoccupazioni sono, ovviamente, comprensibili e condivisibili e le pressioni fatte, tanto dalla comunità quanto dalle grandi aziende del settore affinché la nuova versione della GPL ci proteggesse nel modo giusto, hanno sortito il loro effetto.
Leggo oggi, tuttavia, una notizia alquanto ovvia ma che mi ha dato modo di riflettere; Eben Moglen dichiara, infatti, che i paragrafi dedicati ad accordi simili a quelli stipulati fra Microsoft e Novell, all’interno della GPLv3, sono appena due. Ben maggiori sono stati gli sforzi del team GPL per la creazione di una licenza capace di rafforzare il concetto di globalizzazione del software nonché di avvicinare le nostre esigenze a quelle di quel sempre crescente numero di società che adotta tecnologie di DRM per la distribuzione di contenuti protetti da copyright.
Niente di nuovo, insomma, rispetto a quello che ci si sarebbe potuti aspettare ma credo che sia utile, ogni tanto, ricordarsi dell’immenso lavoro che si sta facendo per giungere a questa tanto chiacchierata versione 3 della GPL; lavoro che, per il 90%, è indipendente dagli espedienti dei soliti “pescecani”.